lunedì 23 novembre 2009

In gita all'Isola Palmaria - 22 novembre

Cammino ad occhi bassi sul sentiero che dal Semaforo porta al mare, presto attenzione a dove metto i piedi; la segnaletica lo definisce "sentiero difficile" e io temo di scivolare sui sassi.
Portovenere compare quando alzo gli occhi; è tanto bella vista da quassù: a sinistra la suggestiva chiesetta di San Pietro, a destra un'infilata di case-torri colorate, più in alto la fortezza che domina il borgo sottostante.



E all'improvviso mi accorgo che il grigiore del cielo non fa che aggiungere fascino a questo paesaggio.

domenica 9 agosto 2009

18 e 19 Luglio 2009, al rifugio Giannetti










La due giorni nella val Masino al rifugio Giannetti, organizzata da Antonio, inizia al mattino presto, dopo una nottata da incubo con un fortissimo temporale; partiamo da Vimodrone alle 5,30, il tempo è ancora brutto, ma si spera in un miglioramento, arrivati a Colico facciamo sosta per un caffè e ci guardiamo attorno un po’ preoccupati, infatti sulle montagne circostanti la neve è presente ad una quota molto bassa, ripartiamo e raggiungiamo Bagni di Masino dove lasciamo le macchine; il tempo è pessimo, cominciamo la salita sotto una leggera pioggerella che più saliamo in quota più diventa neve; a quota 2000 dopo aver attraversato un torrente cominciamo l’ultimo tratto prima del rifugio in mezzo ad una bufera di neve con vento fortissimo che, in alcuni casi, ci costringe a fermarci per essere sicuri di non farci travolgere; nonostante l’indicazione CAI di 3,30 ore per raggiungere il rifugio, dopo tale tempo eravamo ancora lontani.
Io, che per la prima volta percorrevo quei sentieri, in alcuni tratti avevo difficoltà a trovare il passaggio, non vedevo orme sulla neve e i segnali del CAI sulle rocce perche coperti da neve, allora alzavo lo sguardo e vedendo Michele o Antonio da lontano andavo verso la loro direzione e così dopo 4 ore arriviamo al rifugio, congelati, con i piedi bagnati fradici per chi portava solo scarpette da trekking, poi è stata una lotta continua per accaparrarsi spazio presso l’unica misera stufetta elettrica per far asciugare le scarpe.
Il tempo è stato brutto tutto il pomeriggio e quindi tutti nel rifugio ad aspettare la cena.
Il mattino dopo: una giornata stupenda; alle 6 il termometro segnava zero gradi, fatta colazione, l’intento di fare delle arrampicate sulle pareti circostanti è andato in fumo per la neve caduta i giorni precedenti e così Michele e Ismaele ed altri prendono la via del ritorno per cercare pareti da arrampicare più asciutte.
Noi (Antonio, Aldo, Cesare, Susi, Maurizio, Vlady ed io) decidiamo di andare verso il rifugio Omio 2100 mt passando per il passo del Barbacan raggiungibile con una ferrata e da lì raggiungere Bagni di Masino da un’altra via.
Questa seconda parte è stata molto bella anche per il panorama che da lassù si godeva; poi arrivati in cima al passo siamo stati accolti da una volpe affamata, Aldo ha dato fondo a tutte le sue provviste per sfamarla, mentre tutti si prodigavano a fotografarla.
Raggiunto il rifugio Omio ci siamo rifocillati e quindi ripartiti per Bagni di Masino dove avevamo le macchine, la strada era ancora lunga, anzi lunghissima, direi interminabile, tutta in discesa, ma durissima.
Una riflessione sulle due giornate: mani gelate, piedi fradici, freddo pungente, situazioni inaspettate, questo dimostra che tanto la montagna è bella tanto bisogna temerla e rispettarla.

Un grazie ad Antonio e a chi si è prodigato alla riuscita della escursione.
Fiorenzo

sabato 27 giugno 2009

BICICLETTATA IN VAL SERIANA










Ragazzi siamo veramente forti! E’ la quarta gita di fila che facciamo con il pienone, anzi, nostro malgrado, dobbiamo lasciare a casa qualcuno per mancanza di posti.
Domenica 21 giugno 09 siamo stati in escursione ciclistica in Val Seriana, una stupenda pista ciclabile, ricavata sul vecchio tracciato della ferrovia che collegava i centri della valle bergamasca, partendo da Clusone, il centro più rinomato dell’alta Valle Seriana, fin giù alle porte di Bergamo, precisamente ad Alzano Lombardo.
Alla mattina, la giornata non si presentava propizia per una escursione in bicicletta: il cielo era nuvoloso e fino a qualche ore prima pioveva a dirotto. Nonostante questo, nessuno si è fatto intimorire e tutti gli iscritti si sono presentati alla partenza. E la fede li ha premiati! Infatti quando siamo arrivati a Clusone il cielo era sereno e il sole brillava alto illuminando le cime del Pizzo Formico, il Monte Secco, il Col Vareno, l’Alben e il maestoso pizzo della Presolana.
Abbiamo percorso c.ca 35 Km principalmente in lieve discesa tra boschi, passerelle e ponti medievali, lontani dai rumori molesti dei motori, in una quiete rilassante, tra vari cespugli, prati fioriti, salici e robinie, soffermandoci dietro ogni ansa del fiume per apprezzare le bellezze degli scorci panoramici, circondati dalle montagne stranamente, in questa stagione, verdissime.
Abbiamo attraversato, e in qualche caso ci siamo soffermati, piccoli parchi attrezzati con tavoli, panche e giochi oltre la tradizionale fontanella per rifornirci di acqua (il famoso “Drago Verde”). Sul percorso siamo passati anche dal mini parco geologico di Cene, qualcuno lanciato è passato diritto, e ci siamo acculturati un po’, grazie ai cartelli esplicativi, sulla natura e sulle differenze delle rocce locali.
Alla fine della giornata, soddisfatti per la bellissima passeggiata, caricate le biciclette sul camion, siamo rientrati in pullman a Vimodrone, promettendoci di riproporre anche per il prossimo anno una escursione in bici.
Pietro

domenica 21 giugno 2009

Al Benevolo, in val di Rhemes















Domenica 14 giugno.
Si parte presto con il pullman, pieno anche questa volta. La Val d'Aosta piace e molti ricordano il bel sentiero verso il Benevolo.
Il meteo ha promesso pioggia per il pomeriggio, ma il mattino è luminoso e il vento fresco favorisce la salita.
Sole, acqua e fiori ci accompagnano lungo tutto il percorso. L'acqua è quella delle cascate e della Dora di Rhêmes. I fiori sono soprattutto le genzianelle di un blu intenso e gli anemoni bianchi, alti, belli, vigorosi, ma chi prosegue oltre il rifugio incontra anche delle minuscole negritelle, oltre ad un branco di stambecchi. Il sole brucia e qualcuno, poco previdente, tornerà scottato.
E' sempre ben visibile la Granta Parei, la "grande parete".
Al Benevolo molti mangiano la polenta, poi tutti si sdraiano al sole e qualcuno si diverte a lanciare palle di neve gelate.
La pioggia non arriva neanche di pomeriggio, nonostante i tentativi di canti in coro che però coinvolgono poco e durante la bella discesa verso Thumel si preferisce ascoltare i fischi delle marmotte che fanno mostra di sè nella prateria circostante.
Grazie a Nini e a Maurizio che ci hanno guidato in questa bella escursione! :-)
Rita

mercoledì 13 maggio 2009

Monte ANTOLA




Breve cronaca della gita al Monte ANTOLA
con i "Lupi e le Lupette della montagna" del Cai di Vimodrone


Raduno : piazza del mercato
Partenza: ore 07.00
Mezzo di trasporto: Colombo Bus
Numero partecipanti: 32

Alle ore 09.35 i nostri "Lupi e Lupette" arrivano a Torriglia. Breve visita al paese per i vari rifornimenti gastronomici, necessari per il giusto sostegno alla salita.
Ore 10.00 iniziamo la gita praticando lo stile PEDI-MONT (un derivato più evoluto del Nordic-Walking) affrontando un sentiero abbastanza impegnativo. Saliamo con l'ansia di vedere finalmente il famigerato "Maggiociondolo".





Per molti di noi la sua vista è una promessa in ritardo di un anno. Il percorso offre ai nostri occhi, bellissimi paesaggi e nello stesso tempo pensieri che volano lassù dove abita "l'Inquilino del piano di sopra". Purtroppo anche quest'anno il "Maggiociondolo" sul versante dell'Antola non si è fatto vedere. Qualcuno ironicamente ha suggerito, per la prossima volta, di fissare in anticipo un appuntamnto. La cima del Monte ANTOLA viene raggiunta da quasi tutti i partecipanti alle ore 13.00 circa, mentre alcuni (compreso il sottoscritto) a causa della fatica si fermano al rifugio Parco Antola ubicato poco sotto la vetta.






Ore 14.30 inizia il percorso di ritorno.
Ore 17.30 tutti i partecipanti raggiungono Torriglia.
Ore 18.00 il Colombo Bus ci riporta a Vimodrone con arrivo alle 20.10.
Sul Bus, durante il ritorno, ci siamo rilassati con il bellissimo filmato della precedente gita a Campione del Garda-Prabione, realizzato dal nostro amico Fiorenzo. Infine un particolare ringraziamento va a Romeo per le sue capacità organizzative ed uno speciale encomio a Nini, Oscar, Vladi ed a Maurizio Reduzzi che si sono prodigati ad aiutare alcuni partecipanti, in difficoltà nella fase di ritorno a Torriglia.



Angelo A.

martedì 21 aprile 2009

Campione, Prabione, Campione










Con l’arrivo della bella stagione, con tanta voglia di camminare, oggi 5 aprile ci apprestiamo ad una bellissima gita in quel di Campione sul Garda, un piccolissimo paesino tra il lago omonimo ed una altissima parete di roccia, ma la meta della nostra gita però non è Campione, a parte Piè, bensì un percorso ad anello, passando e risalendo la forra di S.Michele, una forra bellissima e spettacolare, attraversando un canyon altissimo scavato dall’acqua nello scorrere dei millenni.
Dapprima si sale verso il paesino di Prabione dove arriva dopo circa un’ora di salita chi cammina sul serio, invece per chi fa 2 passi e 4 parole di allegria i tempi si sono allungati; risultato: ci siamo aspettati tutti al paesino. Nel frattempo in lontananza si addensano nubi minacciose, ed infatti di lì a poco comincia a piovere.
Sarà stato per questo, sarà stato perché alcuni hanno preso d’invidia Pietro che si stava godendo la spiaggia di Campione tra un ristorante ed un bar, 18 di noi decidono di fermarsi e tornare sui propri passi; gli altri continuano e dopo 10 minuti la pioggia cessa, cosicchè si raggiunge un bellissimo ponticello in fondo alla valle che attraversa un’altra parte del canyon: da qui si può ammirare una gola profondissima e strettissima, dimostrazione pratica di cosa può fare l’acqua nel trascorrere del tempo.
Risaliti dall’altra parte della valle, raggiunto un prato ci si ferma a mangiare e scherzare con battute goliardiche ed allegre, dopo il lauto (per alcuni) pranzo ci si incammina per il ritorno a Campione, godendo anche su questo tratto di spettacolari panorami sul lago.
I partecipanti sono stati molti (41), e una è arrivata dal Giappone: ormai siamo internazionali, altro che sottosezione.
Grazie a tutti, anche a Piè per il suo sostegno (morale).
Fiorenzo

lunedì 9 febbraio 2009

Filmato "Terre selvagge"

Voglio qui ringraziare chi ha partecipato il 6 febbraio alla proiezione del mio filmato "Terre selvagge"; inoltre porgo un grazie a tutti coloro che mi hanno manifestato il loro consenso per la mia realizzazione; tutto ció mi ripaga dell'impegno e del lungo lavoro svolto e mi sprona a migliorarmi e continuare a seguire le nostre avventure.

Fiorenzo

domenica 7 dicembre 2008

Trekking della Sardegna - ultima tappa: Punta Salinas, Cala Goloritzè

PUNTA SALINAS - CALA GOLORITZE’ (difficoltà EEA)




La giornata non si presenta al meglio, sarebbe veramente un peccato fare questa escursione senza vedere i panorami, girano nuvole che nascondono il sole, la temperatura è di c.ca 21 gradi.
Decidiamo con la nostra guida Mariarosaria di partire comunque, le previsioni danno il tempo in netto miglioramento, saltiamo sui Land Rover e ci avviamo alla volta del Golgo, altopiano che si trova sopra il paese di Baunei e più precisamente in zona Bacu Maore.
Da qui iniziamo la nostra escursione sotto un cielo pieno di nuvoloni neri che continuano a minacciare acqua, ma noi non ci lasciamo intimorire e proseguiamo su creste, tra la macchia mediterranea, lecci, ginepri sino ad arrivare al “Coile Salinas”, uno splendido insediamento sotto una grotta naturale che lo rende unico nel suo genere: lateralmente è tuttora presente un tronco scalinato verticale che consente di raggiungere direttamente la sovrastante cima, è testimonianza tipica dei passaggi attrezzati dai pastori arrampicatori della zona.
Arrivati sulla cresta il panorama è immenso, sotto ai nostri piedi vediamo la cime della “Guglia di Goloritzè” e la spiaggia omonima con le sue acque trasparenti, sicuramente uno spettacolo indimenticabile. Intanto il tempo inizia a volgere al bello rendendo lo spettacolo ancor più affascinante..
Scendiamo verso nord-est sino a trovare un ginepro proteso nel vuoto, qui troviamo il primo dei tanti salti di corda doppia; la discesa ci mette in condizione di vedere le pareti sottostanti e l’ampio terrazzo del nostro atterraggio (30 mt sotto) in forte pendenza. Proseguiamo poi in ripida discesa sino a raggiungere un altro ginepro dove troviamo l’ancoraggio per il secondo salto, questa verticale in doppia di 35 mt, nella parte finale nel vuoto totale, ci fa giungere su una stretta costola rocciosa strapiombante sia a destra che a sinistra.
E’ inutile dire che il panorama è semplicemente indimenticabile, illuminato anche dal sole che rende le trasparenze e i colori del mare una tavolozza; sotto di noi si trovano una serie di pinnacoli e l’ultimo di questi è la “Guglia di Goloritzè”, ma il panorama spazia sempre su tutto il golfo di Orosei.

Siamo arrivati al passaggio più spettacolare ed emozionante del tragitto, si tratta di attrezzare una teleferica che ci consenta di passare appesi nel vuoto da una parete all’altra, evitando una disarrampicata e una arrampicata di IV° grado. Solo il primo dovrà passare arrampicando, assicurato da noi, per portare e tendere le corde della teleferica.


Passato questo emozionantissimo punto, ci affacciamo ad un parapetto in roccia per vedere l’altro salto; la valle a questo punto è così ampia che il salto sembra altissimo, in realtà le ns. due corde di 60 metri sono più che sufficienti per farci scendere in “Su Piggiu e Salinas” una cengia molto grande e boscosa.
Dalla cima di questo salto abbiamo avuto modo di vedere il resto della compagnia che scendeva alla cala dal sentiero normale; abbiamo cercato di chiamarli ma non ci hanno sentito, la concentrazione sul bagno in mare sicuramente li ha resi sordi.
Noi ci fermiamo a mangiare qualcosa e a riposarci un attimo, dopodiché riprendiamo il percorso scegliendo di fare la variante: anziché passare dalla sella risaliamo un breve tratto che ci porta ad una stretta gola tra pareti altissime e levigate dall’acqua, da qui un piccolo, ma solido frassino cresciuto dentro la roccia ci consente di fare una doppia di c.ca 20 mt totalmente nel vuoto e ci porta ad un bosco sottostante di oleandri. Ci troviamo praticamente sopra il famoso arco a mare di “Cala Goloritzè”, risaliamo verso sinistra e ci troviamo ad ammirare dalla base la maestosa “Guglia” un pinnacolo alto c.ca 160 metri dal livello del mare, svoltiamo a destra e scendiamo in spiaggia dove troviamo il resto del gruppo. Ci uniamo a loro per il bagno giornaliero.

La settimana purtroppo è finita, la nostalgia comincia ad avere il sopravvento, ci resta solo un pranzo tipico, veramente eccezionale, presso l’agriturismo “Paules” per poi recarci all’imbarco a Olbia.
Comincia la lunga attesa del 02 ottobre 2009, inizio della prossima settimana Sarda.
Piè

Trekking della Sardegna - Sette Cale, Selvaggio Blu

SETTE CALE con RIENTRO a SISINE da SELVAGGIO BLU (difficoltà “ EEA”).













Il tempo ci assiste con una splendida giornata di sole e una temperatura intorno ai 24/25 gradi . Ci accompagna per la prima volta Mariarosaria (Mario in gonnella, come lei dice): è una guida che questi luoghi li ha percorsi in lungo e in largo e li conosce come le sue tasche. E’ auspicabile affrontare questi posti con gente che li conosce, in quanto i sentieri non sempre sono segnati, le molteplici tracce di animali selvatici facilmente portano a sbagliare sentiero e questo può essere pericoloso.
E’ una escursione che mette assieme il pezzo più spettacolare e tecnico del trekking delle Sette Cale ed il pezzo più spettacolare e tecnico dell’ultima tappa di Selvaggio Blu. Infatti questa tappa del Sette Cale dovrebbe portarci a Cala Biriola, sempre incrociando Selvaggio Blu mentre noi scendiamo, prima di attraversare il bosco di Biriola, su Selvaggio Blu e ritorniamo a Cala Sisine, punto di partenza del trekking.
Di buon mattino ci rechiamo in barca con tutte le attrezzature a Cala Sisine, da qui una volta imbracati, prendiamo alla desta orografica della omonima codula un sentiero ripido che ci porta ad un ovile ricavato in una grotta, conosciuto come “Coile Piras” dall’ultimo pastore che vi ha dimorato.
Qua la nostra guida ci fa fare una variante a mare anziché portarci verso destra e risalire un ghiaione ripido, ci fa scendere a sinistra verso il mare, passando sulle famose “Scale e’Fustes” e tratti di bosco a macchia mediterranea e di ginepri, aggiriamo con un passaggio critico a picco sul mare “ Su Passu Malu”, una guglia assomigliante un dente di vampiro, risaliamo con pezzetti di arrampica (3° grado), passiamo da una parte all’altra della parete attraverso un buco naturale nella roccia e sempre risalendo il bosco raggiungiamo l’attacco della prima cengia di Plumare lunga c.ca 15 metri. Da questo momento viaggeremo sempre a c.ca 220/ 250 metri a picco sul livello del mare.
La cengia è attrezzata con una corda di acciaio e va superata con tecnica alpinistica, in quanto in certi tratti l’appoggio dei piedi è quasi inesistente; il sentiero diventa sempre più spettacolare ed affascinante: ci sono delle grotte e una in particolare è coperta di una terra rossa sottile simile al suolo di Marte; imponenti colonne stalagmitiche testimoniano un’era geologica più piovosa dell’attuale.
A questo punto troviamo la seconda cengia di Plumare, certamente la più impegnativa, stiamo passando su placche che presentano difficoltà di arrampicata di 6° grado, a 250 metri a picco su di un mare blu, verde, azzurro che ci invita ad un tuffo. Guardando a nord si vedono Cala Sisine, Cala Luna, tutta la costa di Gonone fino ad Orosei, Cala Liberotto e oltre, a Sud la scogliera porta sino a capo Monte Santu.
Meglio non distrarsi, la cengia è attrezzata con cordino di acciaio, è molto stretta e praticamente tutta nel vuoto, il passaggio più critico è l’aggiramento di uno spigolo dove veramente non si trova un appoggio per i piedi, bisogna passare in contrapposizione; Fatto questo, si entra in un piccolo terrazzo protetto da una pianta di fico, nata (per fortuna) dalla roccia, chissà come.
Da questo punto parte un’altra cengia molto meno impegnativa, non protetta, da fare con molta attenzione in quanto presenta un paio di passaggi critici; ci porta ad un ginepro; in certe situazioni quanto sono amati questi ginepri: hanno l’attrazione di una bella donna, viene voglia di abbracciarli, protesi nel vuoto; da qui con una calata in corda doppia da 35 mt atterriamo su un piccolo terrazzino, con un traversa di circa 7 mt da noi attrezzato con uno spezzone di corda, raggiungiamo un’altra “bella donna”, oserei dire pluricentenaria, e da qui atterriamo nel bosco di Biriola con una doppia spettacolare di 55 mt che si sviluppa per 10 metri in appoggio sulla roccia e per i successivi 45 ci lascia appesi totalmente nel vuoto come ragni legati al proprio filo di tela.
Qui ci prendiamo uno pausa per rifocillarci.
A questo punto inseriamo la seconda variante: anziché attraversare il bosco verso destra e scendere a Cala Briola, scendiamo di c.ca 30 mt di dislivello e incrociamo il sentiero di Selvaggio Blu; dobbiamo dire che ora il sentiero in questa parte è segnato e i passaggi che andiamo ad affrontare sono stati attrezzati: troviamo subito un tratto di arrampicata di c.ca 8 mt IV° attrezzato ed un traverso di 12 mt, a 120 mt a picco sul mare. Infatti guardando giù tra le gambe si vede uno scivolo (quasi un parco acquatico) che ci porterebbe direttamente in mare.
Passato questo ci si trova su una piccola cengia che ci porta all’attacco di due placche, sempre molto esposte nel vuoto (tranquilli, sotto c’è acqua) di IV° da passare in arrampicata; attraversiamo un piccolo bosco in lieve salita per arrivare all’attacco di una corda doppia di 35 mt che ci porta nel bosco di Cala Sisine, attraversiamo il bosco a mezza costa e recuperiamo l’ultima doppia di circa 25 mt, alla base di questa riparte il sentiero che passsando dal “Coile Piras” molto ripidamente ci porta a Cala Sisine.
A questo punto tutti in acqua a goderci quel mare che ci ha accompagnato per tutta la giornata; intanto il nostro amico Mario a nuoto recupera la barca, ancorata al largo, per il rientro.
A questa escursione ha partecipato un numero limitato del gruppo, compreso però come già detto il neofita delle doppie, Fiore il nostro cameraman.
Gli altri sono andati a piedi a Cala Luna lungo un sentiero ben segnato; quasi tutti sono anche tornati a piedi, invece qualche trekker (dal vocabolario inglese Ragazzini “uomo che procede su un carro trainato da buoi”) è rientrato a Cala Gonone non sul carro dei buoi, ma sulla nostra barca.
Piè

Trekking della Sardegna - Tiscali

TISCALI - VILLAGGIO NURAGICO (difficoltà E).
Giornata di brutto tempo: sino alle ore 8 30’ del mattino piove, poi smette e decidiamo di modificare il programma andando a Tiscali. Per fortuna però dopo dieci muniti di cammino il cielo si pulisce, il sole rende ancor più limpido l’azzurro e la temperatura raggiunge i 21 gradi.
Un gruppo ha preferito recarsi ai Grottoni ad arrampicare in falesia e qualcuno si è preso una giornata turistica per visitare Cala Gonone e Dorgali.
Il sentiero che porta a Tiscali è ben segnato, inizia con l’attraversamento del Flumineddu nella valle di Oddoene, si arrampica ripido su per “Sa scala Surtana” e poi in continua dolce discesa attraverso un bosco di lecci scende per poi risalire verso il monte Tiscali e l’omonima dolina all’interno della quale si trova il villaggio.
In questo tratto di sentiero è possibile in primavera fotografare delle rare orchidee selvatiche.
Il villaggio, non stanziale, era utilizzato come rifugio durante le invasioni subite dalla Sardegna. All’interno si trovano dei resti di capanne, il microclima particolare consente lo sviluppo di diverse piante, lecci, tassi; in particolare i terebinti, di solito cespugli, qui sono delle pianti enormi.
Sempre all’interno, da una finestra naturale spaccata nella roccia, si può vedere la valle di Lanaitu, l’altro accesso per arrivare a Tiscali, detto “passaggio segreto” perché non visibile dalla valle sottostante.

Trattandosi di una escursione breve, quando siamo scesi, siamo andati alla spiaggia di Cartoe a fare il bagno.
Piè