La neve quest'anno si è fatta desiderare e le montagne
intorno a noi sembrano giocare al ribasso con gli amanti degli sport
invernali. Ma come chi gioca in borsa ricorre agli esperti di settore per
superare i momenti di crisi, anche per gli amanti della montagna,
quando la passione attanaglia i loro cuori e fiduciosi, basta affidarsi alla fantasia e all'intuito di Maurizio, il nostro presidente del
CAI di Vimodrone, per trasformare una amena domenica di febbraio in un
giorno di gioia e di svago.
Il tempo è splendido. Una leggera brezza
mattutina rende la visibilità infinita. Le strade sono ancora deserte quando
ci incontriamo in via della Guasta con la certezza di conquistare Monte S.
Primo.
90 minuti di macchina e parcheggiamo comodamente
(siamo tra i primi ad arrivare) nei pressi della baita di partenza.
Giusto il tempo per verificare cosa ci può offrire il bar al nostro
rientro e partiamo alla conquista della vetta.
L'inizio è facilissimo. Il sentiero è ampio con fondo
solido ed aderente. Dopo soli 20 minuti di cammino usciamo dal bosco
ed il sole ci avvolge nel suo dolce tepore. Amorevolmente il fato ha
gettato un leggero strato di nubi in cielo, tanto da non rendere il calore
eccessivo ed il riverbero della neve abbagliante.
Che belle le montagne bianche, con il loro
morbido e sottile strato di coltre candida simile a quella che noi, da
bambini, spruzzavamo sul presepe per ricordare l'inverno ed i suoi
fiocchi di neve che cadono dal cielo per proteggere la terra dal gelo
coprendola con una coltre vellutata. Una brezza, anch'essa leggera, ci
accompagna per tutta la salita rendendoci frizzanti, allegri, decisi e
chiacchieroni.

Intanto la montagna si riempie di altri escursionisti,
ognuno con le sue vesti bizzarre e colorate, che fanno ricordare
come la moda e la scelta degli abiti è un fatto soggettivo e
imponderabile. Forse in città le differenze balzano agli occhi con maggior
effetto e quelle più stravaganti generano anche sorrisi maliziosi. Sui pendii di
una montagna innevata la reazione è diversa. Esse si stagliano come gemme
brillanti al sole, nella bellezza della diversità dei loro colori e delle
loro forme. Alcune sono ferme, altre si muovono lentamente, a
similitudine delle perle di un abito da sposa che riluccicano nel movimento
della veste mentre lei leggiadra corre incontro allo sposo. Ma, meraviglia
delle meraviglie, un paio scivolano veloci giù per il pizzo, zigzagano
lungo il pendio. Cosa succede? Sono i coraggiosi dello sci di montagna
che saettano eleganti e fiduciosi a fianco dei meravigliati scalatori,
proprio come i campioni dello sci aggirano i paletti durante gli slalom.
(Chissà quante penalità comporta abbattere un paletto?).

Nessuna goccia di sudore ma solo tante fotografie al
favoloso paesaggio del lago di Como certificano il nostro arrivo
alla meta finale. Un'ora di sosta, un bel pranzo al sacco, qualche
cioccolatino ed eccoci pronti alla discesa. Normalmente scendere è più facile che salire.
Questo è un assioma normalmente vero quando il sentiero non è
eccessivamente ripido e neppure innevato.
Nel caso si realizzino queste
particolari condizioni bisognerebbe aumentare il rispetto e l'attenzione, che sempre
si dovrebbe riservare alla compassionevole e misericordiosa natura.
Diversamente lei potrebbe offendersi e chiedere il giusto tributo. Ed
invero, qualche gesto di umiltà è stato compiuto, come si addice in una
domenica di quaresima, quando l'umiltà è consigliata.

Qualcuno si
è inginocchiato al cospetto della natura bianca e immacolata, aiutato
spontaneamente nel gesto da uno scarpone sprofondato all'improvviso nella neve.
Qualcun'altro si è addirittura sdraiato a baciarla in uno slancio
di passione indotto da una racchetta a telescopio che si è improvvisamente
chiusa ed, infine, non è mancato l'auspicio per un'opera buona quando una
bella signora, giovanile, impudente e maliziosa scivola sulla neve ma
riconquista l'equilibrio pochi centimetri prima delle braccia aperte del
sognante salvatore. Quanta gioia, piacere e divertimento in questa giornata
all'aria aperta. Che passione e felicità trascorrere 10 ore in
compagnia e, senza motivi agonistici, confrontare la velocità e la potenza
delle gambe con la resistenza e la loquacità della lingua.
Naturalmente, nel rispetto delle più consolidate
tradizioni montane, l'escursione si è conclusa con un'alzata di
calici. Non può esistere altro finale perché esso
suggella la gioia di chi ha vissuto un'esperienza che si augura di ripetere.
P.S.
Tutto come previsto? NO. C'è un errore nel
titolo e quindi nel programma.
Il cielo era limpido, la visibilità tersa, il
paesaggio incontaminato, la vista spaziava sul meraviglioso lago decantato
da Alessandro Manzoni ma le ciaspole sono rimaste nella macchina. Purtroppo
la natura, come detto all'inizio, è stata avara di neve quest'anno e
l'auspicio di calzare le ciaspole si è tradotto nella gioia ed allegria
di una bella passeggiata
con ramponi ai piedi ed una salutare
abbronzatura che ci ha resi ancora più belli e sani di aspetto e di fisico.
Roberto